ubi dicitur Banchi

 San Biagio della Cima (IM)San Biagio della Cima (IM)

In due atti del notaio di Amandolesio (17-XII-1259 e 4-I-1260, doc. 148) “ubi dicitur Banchi” stavano sia proprietà di diverse famiglie d’origine germanica, Alamano, che di un Guglielmo Calcie di Dolceacqua, che di un ordine religioso inidentificabile.
Dai “Banchi” si giunge nel territorio di San Biagio della Cima, paese che si appoggia ad una altura ripida e scoscesa detta Santa Croce o Cima della Crovairola, che fu quasi certamente anche sede di un castelliere ligure e, per quanto si evince dalla ricerca archeologica, di almeno un’azienda estrattiva romana: le ricerche in situ confortano l’idea di una lunga visitazione umana e la toponomastica rimanda talora dal periodo ligure romano a quello gotico, bizantino e longobardo; l’antico toponimo di Villa Martis attribuito a San Biagio conforta l’impressione che vi stesse, come in altri luoghi dal simile nome di luogo, un insediamento civile romano mentre la morfologia, gli atti del Duecento ed una radicata tradizione popolare suggeriscono l’idea di organismi cenobitici e di successivi edifici ecclesiali per il ritiro spirituale.

Non è semplice delineare i confini della zona da sempre indicata in modo nebuloso come Alma Antiqua, Almantiqua, Armantica: una zona in cui si sarebbero trovati ruderi e grotte risalenti alla civiltà rustica romano-imperiale; secondo atti del di Amandolesio si può ritenere che il toponimo, ancora nel ‘200, fosse esteso da San Biagio a Vallebona.

La collina di Santa Croce a Vallecrosia (IM), non lontano dal mare e dalla Chiesa, detta oggi di S. Giovanni. In primo piano, il greto del torrente Verbone.
La collina di Santa Croce a Vallecrosia (IM), non lontano dal mare e dalla Chiesa, detta oggi di S. Giovanni. In primo piano, il greto del torrente Verbone.

E’ importante notare che dalla Cima della Crovairola un asse viario di crinale correva al mare o più giustamente all’indecifrabile edificio romano che comunque presiedeva una piccola necropoli del medio Impero nel Lucus romano ai Piani di Vallecrosia, ove sorge la romanica chiesa di S. Rocco e S. Vincenzo, oggi di S. Giovanni.

Uno scorcio di Val Verbone, visto dalle alture di Vallebona (IM).
Uno scorcio di Val Verbone, visto dalle alture di Vallebona (IM).

Per quanto si possa essere scettici le convergenze sono sintomatiche. In definitiva inducono a pensare che l’ARMANTICA della tradizione orale, ed eretta a sito sacro per i Liguri, corresse per i territori di San Biagio della Cima, Vallecrosia, Borghetto San Nicolò (frazione di Bordighera), Vallebona e venisse in qualche modo a spegnersi sulla linea della strada romana.

Da Vallecrosia, centro storico, verso Vallebona
Da Vallecrosia, centro storico, verso Vallebona

I confini dell’Armantica – ma queste sono ipotesi molto più labili – avrebbero potuto “perdersi” anche per i territori più interni della Valle del Verbone, oltre il borgo di Soldano, e spingersi fin al Giuncheo, là dove una chiesa molto antica – di SANTA GIUSTINA – alla maniera dei Benedettini fosse andata a sovrapporsi a qualche insediamento ligure-romano con finalità anche sacrali ma certamente caratterizzato da elementi socio-economici che come non sfuggivano ai monaci neppure risultavano trascurabili per i Romani: terra fertile, solatia, abbastanza pianeggiante, al centro di una rete di utili vie di comunicazione tra le valli e soprattutto polle di limpida acqua sorgiva.

La parte del territorio comunale di Perinaldo (IM), che insiste su S. Giusta.
La parte del territorio comunale di Perinaldo (IM), che insiste su S. Giusta.

La fine della villa medievale del Giuncheo, come oggi più spesso si chiama S. Giusta di Perinaldo (IM), può anche esser collegata alla scelta dei Doria di aprire un itinerario montano, alternativo a quello di Val Nervia, per raggiungere l’approdo marittimo – sotto loro protezione dal 13-XI-1296, e fuori della giurisdizione fiscale di Ventimiglia (IM), con cui erano spesso in aperto disaccordo – della Ripa Nerviae ad Rotam, presso Nostra Signora della Rota aevante della malsana palude o burdiga dopo l’attuale Bordighera (IM).

da Cultura-Barocca

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